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 GRUPPO ESCURSIONISTICO SALESE Riduci


  

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28-30 Settembre 2017
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 Mappa Gruppo Escursionistico Salese Riduci

  

 ULTIME NOTIZIE DAL GES Riduci
Trekking Renzo Re - giovedì 8 giugno 2017

Camminata sulle colline Salesi

Sempre nutrita la partecipazione a questa tradizionale camminata organizzata dal GES Gruppo Escursionistico Salese in collaborazione con la Proloco di Sala Baganza. Oltre 124 escursionisti si sono incamminati, dallo spiazzo antistante la Chiesa di Maiatico, verso il crinale che sovrasta i pliocenici calanchi di La Costa. Raggiunta la vicina località Capanna è iniziata la veloce discesa verso il solco del Rio Solvara, tra un tripudio di ginestre in fiore, mentre la vista spaziava verso le cime del Dosso, del Barigazzo e del vicino Prinzera. Alzando lo sguardo verso il cielo si potevano ammirare le evoluzioni di un bell’esemplare di poiana. I partecipanti hanno poi risalito la costa di Roncazzolo (altro punto panoramico in vista di Neviano dei Rossi) e dopo aver toccato le località Invarano e Grifone hanno raggiunto la stradina asfaltata che, passando per la Capannella, raggiunge Maiatico e la sua chiesa. Come da tradizione gli escursionisti hanno potuto rifocillarsi sotto al tendone del Centro Feste di Sala, dove i volontari del GES e della Proloco hanno preparato un lauto pranzo a base di specialità e pregiati vini locali.

                                                                                  

                                                                                                           Giancarlo Marusi

 

 
ISOLA DI PONZA - martedì 30 maggio 2017

ISOLA DI PONZA

La Cisterna Romana scavata nel tufo e i mille colori delle rocce vulcaniche; il cimitero Borbonico e le acque cristalline di un mare che non ha nulla da invidiare alle più note mete esotiche. Questo, e molto altro, è Ponza, l’isola posta al largo del promontorio del Circeo, a circa 23 miglia dalle coste del Lazio meridionale. Qui il GES, Gruppo Escursionistico Salese, ha organizzato un breve viaggio dal 26 al 28 maggio.

Dopo una notte trascorsa in pullman e circa un’ora di aliscafo, finalmente raggiungiamo l’isola sulla quale, ai tempi di Ulisse, regnava la maga Circe. Anche oggi Circe esercita i suoi influssi magici: il nostro soggiorno sull’isola è stato breve ma molto intenso e ha lasciato nei partecipanti il desiderio di tornare per assaporare meglio, con calma, la bellezza, il clima, la cordialità degli abitanti di Ponza.

Dopo un viaggio così faticoso sarebbe stato normale ritirarsi in albergo a riposare; al contrario, abbiamo iniziato subito la visita dell’isola: alcuni membri del gruppo si sono recati al cimitero Borbonico, uno dei più sorprendenti casi di architettura cimiteriale; altri, con i mezzi pubblici o scooter noleggiati, hanno preferito “esplorare” l’isola, lunga complessivamente 8 chilometri. Il pezzo forte della giornata è stata la visita alla Cisterna della Dragonara, della capacità di circa 2000 metri cubi, scavata nel tufo, adibita alla raccolta di acqua piovana, utilizzata per rifornire di acqua dolce alle navi romane e i pochi abitanti dell’isola. La cisterna è rimasta in funzione fino a pochi decenni fa. Oggi, l’isola viene rifornita di acqua per mezzo di navi.

Il secondo giorno ha visto i partecipanti impegnati in un trekking che si è concluso con la “conquista” del Monte Guardia, il punto più alto di Ponza, posto a 280 metri sul livello del mare. La fatica è stata ricompensata da un pranzo presso le antiche cantine Migliaccio, dove i vignaioli Antonio e Salvatore ci hanno accolto con molta cordialità e ci hanno preparato uno squisito pranzetto a base di prodotti tipici e di vino di loro produzione. A Ponza il vino viene ancora prodotto in modo artigianale, da viti coltivate su terrazzamenti. Per dare un’idea delle difficili condizioni nelle quali operano i viticultori dell’isola basti pensare che, dopo la pigiatura, il vino viene trasportato a valle, per la lavorazione finale, per mezzo di asini, ciascuno dei quali porta 60 litri di vino.

Il terzo giorno è stato dedicato ad una escursione in barca che ci ha permesso di ammirare dal mare le bellezze e i segreti di Ponza e di Palmarola, un’isola più piccola che, con Gavi, Zannone, Ventotene e S. Stefano, forma l’arcipelago Pontino.

Il periplo dell’isola è iniziato dal porto; per noi, la prima sorpresa sono state le Grotte di Pilato dove venivano allevate le murene, considerate, in epoca romana, una prelibatezza. L’origine vulcanica di Ponza è testimoniata dai diversi colori delle sue rocce: si susseguono il bianco della bentonite e il nero del basalto di Punta della Guardia che, con il suo faro, segna il limite sud dell’isola; e poi le falesie dalle innumerevoli sfumature: dal giallo, al rosso, al blu, al verde. La Spiaggia di Chiaia di Luna si presenta con il suo profilo a falce, sormontata da una falesia alta più di cento metri a picco sul mare. In una grotta, nelle vicinanze di questa spiaggia, abita la maga Circe.

Una deviazione dal periplo dell’isola principale ci porta a Palmarola, una delle isole minori dell’arcipelago, dove possiamo osservare una formazione di ossidiana, il vetro vulcanico usato dall’uomo primitivo per produrre lance e frecce.

Ritorniamo verso l’isola principale e, mentre il barcaiolo prepara una gustosa pasta al sugo di pomodoro, molti fanno il bagno in un’acqua limpidissima e cristallina. Torniamo a Ponza e, in attesa dell’aliscafo che ci riporterà sulla terraferma e, ahinoi, ai soliti impegni quotidiani, ci gustiamo un ottimo gelato seduti al tavolino della gelateria più antica dell’isola.

Quando desideri tornare nei luoghi che hai visitato significa che hai fatto un bel viaggio.

Un grandissimo grazie a Cristina, Antonio, Rodolfo, Sergio, per averci dato questa opportunità.

                                                           ARTONI MAURIZIO

 
VIA FRANCIGENA - venerdì 14 aprile 2017

FRANCIGENA DA FILATTIERA-AULLA

Ha riscosso grande successo in termini di partecipazione la tappa che quest'anno il Gruppo Escursionistico  Salese ha organizzato sulla Via Francigena, in terra di Lunigiana, fra Filattiera ed Aulla. Un percorso adatto a tutti e con tutto il fascino della natura e storia che contraddistingue la Via Francigena. 

Il nostro “cammino” prende il via dall'austera Pieve di Sorano a Filattiera,  uno dei capolavori del romanico nella zona di Massa,  che abbiamo potuto visitare, seppur giunti di mattina presto, grazie alla disponibilità delle sue custodi, le signore Sara ed Olga.
Ed è subito una immersione nella storia e preistoria: questo sito ha rivestito grande importanza anche prima dell'alto medioevo, qui sono state ritrovate  diverse steli di Luni, due delle quali sono conservate all'interno della pieve stessa.
Ma il desiderio di camminare è irresistibile e presto siamo sulla nostra via, attraverso borghi che hanno saputo mantenere intatto il loro sapore antico e una campagna rigogliosa al suo risveglio stagionale.
Attraversiamo Filattiera, ci inerpichiamo attraverso sentieri nel bosco sul crinale che ci porterà a Filetto. La carraia è per lunghi tratti affiancata da muretti di pietre ricavate dal dissodamento dei campi circostanti. A Filetto ci imbattiamo nel mercatino di antiquariato ed è divertente prendersi una breve pausa curiosando fra i banchi.
Grazie ad un recentissimo ponte ciclabile che attraversa il torrente Bagnone, evitiamo di passare dalla SS62 della Cisa, ed arriviamo a Virgoletta che ha conservato così bene il suo aspetto antico da farci stupire quando, in un piccolo spiazzo sulla via, troviamo un motorino parcheggiato.
Sempre avanti verso la nostra meta, ci imbattiamo in un lavatoio con mascheroni in marmo, piccoli guadi, boschi ombrosi e un ponte medievale con coreografica cascatella a fianco.
Siamo arrivati a Fornoli, minuscolo borgo in gran parte diroccato, ma chi ancora ci vive non ha mancato di ripristinare il sentiero che era interrotto, fino a qualche settimana prima, da un muro franato.
Un ultimo strappo in salita per arrivare a godere di un vasto panorama sulle Apuane, il loro profilo ci accompagnerà fino alla fine del nostro trekking ad Aulla.
Il bosco finisce a Terrarossa ed il recupero della massicciata della vecchia ferrovia ci consente di arrivare ad Aulla, all'abbazia di San Caprasio, in tutta sicurezza, lontano dal traffico della Cisa.
Una breve visita alla Chiesa ed al suo interessante museo del Pellegrinaggio chiudono in bellezza la nostra esperienza di pellegrini, almeno per il momento…

Chi vuole può fare apporre il secondo timbro sulla credenziale (dopo quello raccolto a Sorano): chissà quanti altri timbri saremo destinati a raccogliere!

                                                                  MONICA BERNI

 
NOTTURNA MARMAGNA - lunedì 13 febbraio 2017

Nonostante il meteo non particolarmente favorevole, una dozzina di soci e simpatizzanti del GES ha voluto rispettare la tradizione che prevede un’escursione invernale e notturna sul Marmagna , alla luce della luna.
Il nostro dispettoso satellite si è nascosto dietro alle nubi durante tutta la camminata e gli amanti della fotografia, come dice un vecchio adagio, si sono dovuti accontentare di puntare l’obbiettivo sul dito del capo-gita che indicava la luna. Fortunatamente la recente nevicata sul nostro appennino ha reso il percorso luminoso e particolarmente affascinante.
Partiti dal Rifugio Lagdei  gli escursionisti hanno imboccato il segnavia 727 del CAI che passa dal guado di Ponte Rotto e risale sino al bivio sotto alla Capanna Schiaffino. Qui, in previsione di tratti di neve ghiacciata, sono stati calzati i ramponi, per risalire la Sella del Braiola, un’interessante variante rispetto alle edizioni precedenti. Raggiunto l’incrocio con il sentiero di crinale 00 il gruppo ha superato le ultime pendenze in parte rocciose, che portano alla croce del Marmagna a 1852 metri. Magnifico lo spettacolo della grande croce ornata di merletti di ghiaccio scolpiti dal vento.
La discesa  lungo il sentiero 723 ha toccato la sella del Marmagna per raggiungere, sempre lungo pendii innevati ,il Rifugio Mariotti, dove il gruppo ha fatto una breve sosta.
Aggirata la sponda settentrionale del Lago Santo, gli escursionisti  hanno imboccato la variante 723A per ridiscendere al Rifugio Lagdei e chiudere l’anello.
Una simpatica cena conviviale alla quale si sono aggiunti altri membri del GES ha concluso la serata.

                                                                                                                        

                                                                                                                    GIANCARLO MARUSI

 
VI° Trekking Mario Dieci - sabato 7 gennaio 2017

Il freddo pungente del giorno dell’Epifania non ha scoraggiato i 178 partecipanti alla sesta edizione di questa camminata. Impeccabile l’organizzazione a cura del GES, della Proloco e dell’ANA locale che ha messo a disposizione l’accogliente baita.

Il percorso ha preso avvio dal Campo Sportivo per risalire verso la Rocca e costeggiare il magnifico Golf  del Ducato sino alla residenza della Torretta. Da qui, in breve, i camminatori hanno superato la Chiesa di Maiatico per raggiungere, nei pressi della località La Costa, un belvedere panoramico sugli omonimi calanchi. La giornata limpida ha consentito di spaziare con lo sguardo, oltre la pianura sino al profilo del Baldo a nord e al Prinzera ad sud/ovest.

A ravvivare il panorama, sul fondo dei calanchi, gli immancabili cinghiali ormai stanziali in questa località ricca di ghiande e castagne.I partecipanti sono quindi scesi nel solco del Rio delle Ginestra per risalirlo sino ad incrociare Via Castellaro in prossimità della località il Pozzo. Superata la Madonnina del Castellaro è iniziata la discesa verso il greto del Baganza. Raggiunta e attraversata via San Vitale, il gruppo ha costeggiato il greto del torrente Baganza, lungo un nuovo sentiero tracciato da volontari del GES, per arrivare alla Baita degli Alpini e consumare l’”ottimo e abbondante” rancio preparato dai volontari della Proloco e sezione Ana di Sala Baganza.

 

 
6° WINTER TRAIL GOLF DEL DUCATO - mercoledì 7 dicembre 2016

6° Winter Trail Golf del Ducato - Sala Baganza 15 gennaio 2017 


 

 
FORTI DI GENOVA - lunedì 5 dicembre 2016
AL GIR D'LA MALIA - martedì 18 ottobre 2016

 

XI° Gir d’la Malià

 
Il maltempo dei giorni scorsi ha concesso una tregua e una magnifica giornata di sole ha accolto, ai piedi della Rocca, i 141 partecipanti a questa tradizionale escursione nel territorio di Sala Baganza.
La prima parte del percorso si è svolta su di un nuovo sentiero, tracciato dai soci del GES, che costeggia l’argine sinistro del Baganza. Dopo aver attraversato la strada che porta a San Vitale e alcuni coltivi, il gruppo è andato al primo appuntamento con l’arciduchessa Amalia presso il Fontanone del Castellaro.
L’arciduchessa era rappresentata per l’occasione dalla brillante Federica Cesena della Compagnia La Bertesca. Proseguendo verso ovest, i partecipanti hanno raggiunto l’Azienda Vinicola Salati, che ha offerto un gradito rinfresco . Nella corte dell’Azienda è apparso il frate confessore dell’arciduchessa, impersonato  dal bravo Paolo Beschizza, che ha rilasciato alcune testimonianze allusive  sul comportamento della nobildonna, durante le sue cavalcate nei boschi. Un bel percorso tra vigneti rivestiti dei colori dell’Autunno e una risalita tra i boschi, con l’ausilio di una corda fissa nel tratto più ripido, ha portato i partecipanti sulle sponde del lago delle Navette.  Da qui un’ultima deviazione nel bosco di faggi porta allo storico Bagno di Maria Amalia, dove un nobiluomo di corte, impersonato dall’impeccabile Niki Romani, si è lasciato andare a indiscrezioni e allusioni sui costumi di Maria Amalia.
L’ultima sosta del gruppo ha avuto come meta la residenza dell’arciduchessa: il Casino dei Boschi, dove i camminatori hanno sorpreso la nobildonna in penitenza con il già menzionato confessore che le ha comminato ad espiazione 5000 Padre Nostro e due Ave Maria.
Un ultimo breve tratto lungo il Viale degli Inglesi, tra fioriture di ciclamini,  ha preceduto il rientro alla Rocca, dove la Pro Loco ha offerto un ricco rinfresco a base di prodotti locali e malvasia, in presenza del neo eletto Sindaco Aldo Spina, del presidente della Pro Loco Aldo Stocchi e del Presidente del GES  Mauro Rodolfi.
 
                                                                                 Giancarlo   Marusi
 
SUI SENTIERI DELLA RESISTENZA - sabato 1 ottobre 2016

 

Sui sentieri della Resistenza

Domenica 25 settembre 2016, grazie al GES e all’ANPI di Sala Baganza, abbiamo percorso uno dei sentieri partigiani della provincia di Parma, denominato “I Ribelli della Montagna”, con partenza da Ravarano.
Al mattino una giornata fredda, ma luminosa che alla partenza ci fa guadagnare subito un prato al sole dove Attilio Ubaldi illustra ai partecipanti il sentiero, le tappe che si faranno a ricordo dei tragici avvenimenti nella valle del Baganza nel periodo 1943-1944.
Raggiungiamo in breve Lama di Ravarano – Case dei Bernini e dei Rossi – base del distaccamento partigiano “Stromboli-Grandesso” attaccato dai tedeschi il 4 dicembre 1944: i 10 prigionieri furono poi fucilati dopo pochi giorni a Cassio Parmense.
Le letture, le testimonianze sono efficaci a farci rivivere le atrocità compiute.
Riprendiamo il nostro cammino tra prati ed un ampio sentiero, rovinato in alcuni punti dalle esondazioni recenti dei torrenti che scendono dall’alta val Baganza.
Il gruppo tiene bene e  la giornata è piacevole, piena di luce.
La nostra prossima meta è il Monte Montagnana, buon punto di vista sulla vallata.
La cappellina è in ristrutturazione e una foto di rito è garantita.
Raggiungiamo infine presso la  località “Il Corno”, appena sotto il Montagnana, la “Casa del Bersagliere” sito particolarmente importante nella nostra storia partigiana.
Ci attende il dr. Zanzucchi, attuale proprietario, che arricchisce con ulteriori particolari sulla casa e sulla località stessa, la significativa ricostruzione dei fatti del 15 aprile 1944 quando i partigiani del “Griffith” furono accerchiati e sopraffatti da fascisti e tedeschi, unitamente ai componenti della famiglia Magnani, ivi residente.
Nella avvincente esposizione degli avvenimenti Attilio Ubaldi legge alcune pagine da “Diario dei giorni lunghi” di Mario Villa “Montagnana”.
Significativa e toccante la lettura della lettera di Giordano Cavestro prima di essere fucilato.
Sulla “Casa del Bersagliere” è apposta una targa a ricordo e dei partigiani caduti e degli avvenimenti.
La foto per il gruppo è doverosa .
Fa seguito, nel cortile di casa Zanzucchi, un abbondante ristoro, sempre a sacco aperto, per tutti i partecipanti con un delicato  profumo di santoreggia, gentilmente donata dal padrone di casa…..

 

                                                                                               Roberta

 
MONTI SIBILLINI 24-25-26 GIUGNO 2016 - mercoledì 29 giugno 2016

 

FESTA DELLA “FIORITA”

TREKKING NEI MONTI SIBILLINI

Tra fine maggio e la metà di luglio, l’altopiano di Castelluccio è testimone di un evento di particolare importanza, la Fioritura. Per diverse settimane il verde del pascolo lascia il posto ad un mosaico di colori, con variazioni di toni che vanno dal giallo ocra al rosso. Non esiste un preciso giorno per ammirare questo incantevole spettacolo; ogni anno tutto è affidato all’andamento climatico della stagione.
 
 Il primo giorno lo trascorriamo nel Pian Grande, il maggior altipiano carsico in Italia, circondato interamente dalle dorsali dei Monti Sibillini. Le specie floreali che incontriamo sono innumerevoli, camminando lungo il sentiero possiamo incontrare: genzianelle, narcisi, violette, papaveri, ranuncoli, viola Eugeniae, trifogli e tant’altro.
Sostiamo in numerosi punti per scattare primi piani a questi meravigliosi fiori.

Prendiamo il sentiero ci conduce fino al cosiddetto Inghiottitoio, una suggestiva depressione rocciosa, un buco imbutiforme che ingoia le acque del Fosso dei Mergani riportandole in profondità nel terreno. L’origine della conca, a 1300 metri d’altitudine, è dovuta all’abbassamento delle masse rocciose sottostanti, in contrasto con i sollevamenti che hanno dato origine alla dorsale del Monte Vettore. Con un giro ad anello lungo la Piana, rientriamo a Castelluccio. La cena è occasione per festeggiare il Compleanno di Milva, che ricorderà questo giorno per l’omaggio floreale ricevuto da queste terre tappezzate con i colori dell’arcobaleno

Secondo giorno: Monte Vettore – Cima del Redentore 

Partiti dalla nostra ottima base logistica, l’agriturismo Val delle Aquile, ci portiamo presso Forca di Presta, valico che segna il confine tra le Marche e l’Umbria. Un grande cartello del Parco ci segnala che siamo nel posto giusto e prendiamo l’ampio sentiero che conduce sul monte Vettore. Il percorso inizia con una ripida salita ghiaiosa che lasciamo subito dopo, perché il sentiero originale si presenta sconnesso e rovinato. Più avanti riprendiamo la traccia principale per salire fino al Monte Vettoretto e successivamente al rifugio Tito Zilioli non attrezzato e alla Sella delle Ciaule.
Dopo una breve sosta, prendiamo il sentiero di destra per raggiungere la cima del Monte Vettore (2476 m.). La vetta è rocciosa, la presenza di foschia non ci permette di apprezzare il panorama, la croce piegata circondata da bandierine del Tibet ci trasporta con l’immaginazione in quel territorio. Lasciamo la firma della nostra presenza sul libro di Vetta che testimonia quanto la Cima sia meta privilegiata per numerosi escursionisti.
Scendiamo e ritorniamo al rifugio Zilioli ove un altro sentiero scende fino al Lago Pilato. Questo lago è anche conosciuto come "il lago con gli occhiali" per la forma dei suoi invasi complementari e comunicanti. Decidiamo di ammirarlo dall’alto percorrendo la costa che porta alla Cima del Redentore (2448m). Lungo questo tratto il panorama è meraviglioso, oltre al colore azzurro-blù delle acque del lago si ammirano alcune specie di fiori e i monti circostanti, oltre alla verde vallata.
Perché questa catena montuosa prende il nome di Monti Sibillini?
La leggenda vuole che in questi luoghi abbia abitato la Sibilla Picena, una fata con il dono di vaticinare il futuro per alcuni, una malefica strega dedita alla perdizione delle anime per altri.         In questo tratto di sentiero riceviamo la testimonianza della veridicità della leggenda per due motivi: il primo è che Sibilla Picena già da un anno aveva previsto il nostro arrivo, in secondo luogo, sapendo della presenza di Antonio, nonostante le alte temperature, Sibilla ha lasciato lungo il percorso sottili lingue di neve, per permettere ad Antonio di rinfrescare le escursioniste del gruppo. Chi era Sibilla Picena? Una fata o una strega? Entrambe, dipende dai punti di vista! Raggiunta la Cima del Redentore, iniziamo la discesa, prendendo il sentiero che lentamente ci porta a Forca Viola, a Capanna Ghezzi ed infine a Castelluccio.

Terzo giorno: Monte delle Rose (1861m). Chi l’ha salito?!
La meta della giornata era il Monte delle Rose passando, con un giro ad anello, Poggio Croce (1833m) e Monte Veletta (1614). Armati di abbondante acqua, creme solari e occhiali da sole, ci incamminiamo lungo il sentiero che parte dal nostro B&B tra boschetti e prati. Improvvisamente ci troviamo disorientati e gli esperti del gruppo, muniti di cartine, satellitari e quant’altro, cercano di individuare la retta via che porta al Monte delle Rose, ma invano. Diverse sono le ipotesi di questo mistero: sarà stata Sibilla Picena in veste di strega che ha cancellato le tracce? Sarà stata l’emozione del nostro capo gita Sergio che in quel giorno festeggiava il suo ….esimo compleanno? Sarà stata la cattiva manutenzione della segnaletica del CAI locale?
Propendiamo per l’ultima ipotesi e decidiamo di percorrere un giro ad anello che ci regala una meravigliosa vista di Castelluccio, dei monti circostanti e di incontrare il sorbo alpino e il sorbo montano, oltre alla rosa canina e rosa pendulina.Terminato il giro salutiamo queste terre gustando in compagnia le specialità locali: zuppa di farro, salumi, formaggi e vino Doc. Questi tre giorni trascorsi nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, ci hanno permesso di constatare, ancora una volta, come la natura, con tanta semplicità, riesca a mostrare tanta bellezza.

Un ringraziamento particolare a Sergio, ideatore della gita e a Cristina, genio femminile del Gruppo Escusionistico Salese.

 

                                                                      Cecilia Ferrari

 
15° RENZO RE - martedì 14 giugno 2016

 

Com’è ormai tradizione, giovedì 2 giugno si è svolta, tra i prati e le dolci colline della Val Baganza, l’escursione in ricordo di Renzo Re. Un centinaio di persone si sono godute la splendida mattinata ed il bel paesaggio, come il nostro territorio sa regalarci all’inizio dell’estate. Tra pinete e boschi di carpini e roverelle, siamo giunti alla sella tra il monte Groppo e monte Bosso e da qui per il sentiero di crinale alla cima del Monte Groppo, da cui si può spaziare sulla Val Baganza e sui monti circostanti, fino al Prinzera e al Barigazzo. Il sentiero è un’esplosione di fiori e di colori, soprattutto il giallo brillante e profumato dei cespugli di ginestra, ma, guardando attentamente, ci sono anche alcuni esemplari della rara Ophrys, della famiglia delle orchidee. Sempre in mezzo ai verdi boschi, ci siamo diretti verso Marzanello e da qui nuovamente alle macchine.

Naturalmente al centro feste di Sala Baganza ci attendeva il lauto pranzo preparato dalla Proloco, Antonio e Angiolina, per concludere in allegria la bella mattinata.

                                                                       BRUNA DUSSI
 
ISOLA DEL GIGLIO - mercoledì 1 giugno 2016

 

27-28-29 Maggio 3 giorni di sole e di mare all’Isola del Giglio.

Quest’anno Antonio e Sergio hanno organizzato il trekking di primavera all’isola del Giglio l’ultima dell’Arcipelago Toscano, visto che Montecristo ci vogliono anni di attesa e hanno perduto ogni speranza. La buona compagnia non manca, siamo ben in 58!! Tutti con una gran voglia di godersi il sole e il mare cristallino dell’isola. Dopo una breve sosta a Grosseto ( dove la guida ci spiega l’importanza della zona per i pirati Saraceni che vi facevano razzia di schiavi e quanto ha fatto COSIMO I°  de MEDICI per difenderla ), ci godiamo subito il “sapore” del mare quando ci fermiamo lungo la spiaggia sabbiosa per uno spuntino delizioso in riva al mare: tendoni bianchi, sabbia, mare azzurro ! Che meraviglia ! Secondo i programmi partiamo da Porto Santo Stefano per l’Isola dove il nostro albergo è situato in un posto splendido, con terrazza vista mare, ma leggermente in salita…..

Sabato è la giornata dell’escursione più lunga, che ci porterà ad una delle poche spiagge sabbiose, le Cannelle. Prima però ci fermiamo al Borgo Medievale di Giglio Castello, che custodisce molte tracce del suo passato. La nostra guida non manca di particolari e di precisazioni nello spiegarci il territorio dell’isola, ancora incontaminata e selvaggia , ricoperta  da macchia mediterranea con alberi di leccio, sughera, pinete, fichi, arbusti di erica e corbezzolo; in questi giorni è nel suo massimo splendore la ginestra che ci inebria con il suo delicato profumo e le macchie dei suoi cespugli colorati di giallo; c’è un miscuglio di essenze, anche il cisto è in fiore e spande il suo sensuale profumo            ( stranamente non si è pensato a produrre “ L’acqua del Giglio” come invece all’Elba e alla Capraia, il che ha deluso le signore). L’isola è costituita quasi esclusivamente da granito, ed ha una natura prevalentemente montuosa, anche se il rilievo più alto, il Poggio della Pagana, ha solo 496 mt, ma alcuni, fuori programma, lo raggiungono, per godersi il fantastico panorama. Poiché l’isola è ricca di acqua e di sorgenti, in alcuni punti è molto verdeggiante, con specie di felci alte e robuste come alberi.

Il caldo e il sole si fanno sentire, non vediamo l’ora di giungere alla spiaggia per rinfrescarci, ma non ci sottraiamo al Mistero del Dolmen, messo lì per noi……….che emana una strana energia, così dice chi ci si è sdraiato. Il primo bagno della stagione, nell’acqua azzurra e tersa, è un miraggio e una tentazione irresistibile. Che Goduria!!

Per domenica Antonio si è capito male con il sole, infatti piove per due orette, ma poi si spalanca una giornata splendida, fresca e ventilata. Raggiungiamo la spiaggia di Campese e la punte dei faraglioni e a questo punto c’è chi si ferma a godersi la spiaggetta, ma il gruppo più numeroso preferisce il ristorante per assaporare le specialità ed il vino del posto, l’Ansonico, 13°-15°, neanche tanto leggero! Solo un gruppo di scalmanati raggiunge a piedi Giglio Castello e l’albergo: ma gli altri non sanno che si sono persi lo spettacolo meraviglioso dei colori del papavero, delle ginestre, del cisto, dell’elicriso che profuma di liquirizia ed è quasi fiorito, dell’ulivo e in basso la spiaggia di Campese e Giglio Porto.

In questi 3 giorni il Giglio è stato tutto per noi, ci siamo illusi che l’isola fosse tutta nostra; un assaggio dell’estate imminente.

Grazie ad Antonio e Sergio e ……. Quale isola il prossimo anno???

 

                                                                                BRUNA DUSSI
 
LE DONNE E LA PRIMA GUERRA MONDIALE - mercoledì 23 marzo 2016

  

    Nell’ambito della Rassegna “Verso l’Alto”, organizzata dal CAI di Parma per celebrare i 100 anni (1916-2016) della Grande Guerra, il 18 marzo scorso nella sala delle Conferenze della Rocca di Sala Baganza, il G.E.S ha invitato Antonella Fornari a presentare il suo libro “Le donne e la Prima Guerra Mondiale” (tra Cadore, Ampezzo e Carnia). L’autrice, originaria di Curtatone (Mn), da lungo tempo vive in Cadore fra le sue adorate montagne, alle quali dedica gran parte del tempo libero; ha ripercorso le vie di roccia e gli itinerari aperti per necessità di guerra negli anni del primo conflitto mondiale e ne ha fatto l’argomento di tutti i suoi libri. Itinerari e vie che ama e che conosce a memoria; sembrava leggesse, mentre raccontava le vicende delle donne in guerra, invece raccontava a memoria, interpretando la prosa come se fosse poesia. Appassionata ed emotivamente coinvolta, sembrava infatti che recitasse delle poesie dedicate alle donne protagoniste e ancora nell’ombra dello studio del conflitto bellico.

Victoria Savs (Victor) è l’eroina delle 3 Cime, fece da sola 20 prigionieri italiani, conducente di muli, portaordini sugli sci e abile a sparare; anche la sua storia diventa poesia, sembra di vederla operare nel cuore della montagna e comprendiamo dalle parole dell’autrice che essa è, malgrado l’uniforme, donna.

Luisa Fanton e l’amatissimo fratello “Berto”, scomparso nei cieli del Grappa, a cui è dedicata la cima Fanton nelle Marmarole; di lei l’autrice ricorda è fisico minuto, da giunco, ma le mani…… . Inevitabilmente Antonella guarda le sue mani, ”….la montagna lascia segni e le sue mani portano quei segni….ed il suo antico profumo….” .

Antonella non può non ricordare le mamme e la guerra, quelle che videro partire i loro figli, per un fronte che, spesso, era appena là, sui monti avvolti da sconfinate distese di neve o le amate che, fiduciose nell’attesa, scrivevano all’amato lontano, protagoniste di storie d’amore e di guerra.

“Signore del vento”, così sono definite le portatrici carniche, donne scolpite nella roccia, nella roccia impervia delle loro impervie montagne, le Alpi Carniche, che portarono lassù munizioni, vestiario, cibo, medicinali; oltre al lavoro materiale, restituirono l’unico punto di contatto fra la guerra e “la vita normale”.

Ricorda anche la storia della piccola Anna, il cui padre faceva il cuoco al Monte Rite fino ai giorni della ritirata di Caporetto; lei voleva vedere suo padre e con determinazione raggiunse l’ingresso del Forte ed ottenne il permesso di passare, ”una piccola donna e una grande avventura”.

Queste sono solo alcune delle donne di guerra : “Le donne sono così, sono brezza che ricama il lavoro del vento……Lenisce le ferite del vento, il vento bruciante delle passioni umane, il vento della storia. Il vento della guerra”. La Grande Guerra fu “Grande” anche perché con essa la donna acquistò la propria identità e la facoltà, che da sempre le sarebbe spettata, di amare, di scegliere, di rispettare e di essere rispettata, di credere e lottare per i propri ideali. Grandi eroine anche con i piccoli gesti quotidiani, abituate al sacrificio e plasmate dal vento, dal lavoro, dalla fatica e dal senso del dovere, vivevano di poco ma custodivano grandi valori e grandi ideali. Addolcite dalla prosa di Antonella e dalla scelta accurata delle sue parole e dalla descrizione dei monti e delle protagoniste, anche le atrocità della guerra sembravano più lievi, in quanto vissute e sopportate da giuste eroine con spirito indomito e nobile animo.

                                                                   Bruna Dussi

 
TREKKING MARIO DIECI - sabato 9 gennaio 2016

Nonostante il cielo plumbeo e l’abbondanza di fango lungo il tracciato la tradizione ha vinto: ben 115 erano i partecipanti alla camminata dell’Epifania organizzata dal Ges, dal Comune e dalla Pro Loco di Sala Baganza. E’ probabilmente la filosofia del Ges, che imposta le escursioni al passo dell’ultimo nella coda, che contribuisce a radunare tanti appassionati alle sue iniziative. Partiti dalla Baita degli Alpini sulla sponda sinistra del Baganza i camminatori, dopo aver aggirato il versante sud della Rocca, hanno raggiunto il lago delle Navette. Hanno poi risalito il Rio delle Navette passando per le località Capanna e La Costa, belvedere panoramico sull’omonimo calanco ricco di fossili pliocenici e regno incontrastato di caprioli e cinghiali. Dall’abitato di La Costa un breve tratto di asfalto porta alla parrocchiale di Maiatico e da qui in discesa alla valle del Rio Ginestra. Superato il ponte sul Rio Ginestra e raggiunto l’alveo del Baganza, i partecipanti hanno potuto usufruire di una traccia, che corre lungo l’argine sinistro del torrente, per raggiungere il campo sportivo e la Baita degli Alpini, dove si è concluso il percorso ad anello. Questo nuovo sentiero è stato tracciato di recente dal socio Rodolfo Ghiretti.

                                                               Giancarlo Marusi

 

 

  

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"Golf Club la Rocca" 2015 

  

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