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MONTI SIBILLINI 24-25-26 GIUGNO 2016 - mercoledì 29 giugno 2016

 

FESTA DELLA “FIORITA”

TREKKING NEI MONTI SIBILLINI

Tra fine maggio e la metà di luglio, l’altopiano di Castelluccio è testimone di un evento di particolare importanza, la Fioritura. Per diverse settimane il verde del pascolo lascia il posto ad un mosaico di colori, con variazioni di toni che vanno dal giallo ocra al rosso. Non esiste un preciso giorno per ammirare questo incantevole spettacolo; ogni anno tutto è affidato all’andamento climatico della stagione.
 
 Il primo giorno lo trascorriamo nel Pian Grande, il maggior altipiano carsico in Italia, circondato interamente dalle dorsali dei Monti Sibillini. Le specie floreali che incontriamo sono innumerevoli, camminando lungo il sentiero possiamo incontrare: genzianelle, narcisi, violette, papaveri, ranuncoli, viola Eugeniae, trifogli e tant’altro.
Sostiamo in numerosi punti per scattare primi piani a questi meravigliosi fiori.

Prendiamo il sentiero ci conduce fino al cosiddetto Inghiottitoio, una suggestiva depressione rocciosa, un buco imbutiforme che ingoia le acque del Fosso dei Mergani riportandole in profondità nel terreno. L’origine della conca, a 1300 metri d’altitudine, è dovuta all’abbassamento delle masse rocciose sottostanti, in contrasto con i sollevamenti che hanno dato origine alla dorsale del Monte Vettore. Con un giro ad anello lungo la Piana, rientriamo a Castelluccio. La cena è occasione per festeggiare il Compleanno di Milva, che ricorderà questo giorno per l’omaggio floreale ricevuto da queste terre tappezzate con i colori dell’arcobaleno

Secondo giorno: Monte Vettore – Cima del Redentore 

Partiti dalla nostra ottima base logistica, l’agriturismo Val delle Aquile, ci portiamo presso Forca di Presta, valico che segna il confine tra le Marche e l’Umbria. Un grande cartello del Parco ci segnala che siamo nel posto giusto e prendiamo l’ampio sentiero che conduce sul monte Vettore. Il percorso inizia con una ripida salita ghiaiosa che lasciamo subito dopo, perché il sentiero originale si presenta sconnesso e rovinato. Più avanti riprendiamo la traccia principale per salire fino al Monte Vettoretto e successivamente al rifugio Tito Zilioli non attrezzato e alla Sella delle Ciaule.
Dopo una breve sosta, prendiamo il sentiero di destra per raggiungere la cima del Monte Vettore (2476 m.). La vetta è rocciosa, la presenza di foschia non ci permette di apprezzare il panorama, la croce piegata circondata da bandierine del Tibet ci trasporta con l’immaginazione in quel territorio. Lasciamo la firma della nostra presenza sul libro di Vetta che testimonia quanto la Cima sia meta privilegiata per numerosi escursionisti.
Scendiamo e ritorniamo al rifugio Zilioli ove un altro sentiero scende fino al Lago Pilato. Questo lago è anche conosciuto come "il lago con gli occhiali" per la forma dei suoi invasi complementari e comunicanti. Decidiamo di ammirarlo dall’alto percorrendo la costa che porta alla Cima del Redentore (2448m). Lungo questo tratto il panorama è meraviglioso, oltre al colore azzurro-blù delle acque del lago si ammirano alcune specie di fiori e i monti circostanti, oltre alla verde vallata.
Perché questa catena montuosa prende il nome di Monti Sibillini?
La leggenda vuole che in questi luoghi abbia abitato la Sibilla Picena, una fata con il dono di vaticinare il futuro per alcuni, una malefica strega dedita alla perdizione delle anime per altri.         In questo tratto di sentiero riceviamo la testimonianza della veridicità della leggenda per due motivi: il primo è che Sibilla Picena già da un anno aveva previsto il nostro arrivo, in secondo luogo, sapendo della presenza di Antonio, nonostante le alte temperature, Sibilla ha lasciato lungo il percorso sottili lingue di neve, per permettere ad Antonio di rinfrescare le escursioniste del gruppo. Chi era Sibilla Picena? Una fata o una strega? Entrambe, dipende dai punti di vista! Raggiunta la Cima del Redentore, iniziamo la discesa, prendendo il sentiero che lentamente ci porta a Forca Viola, a Capanna Ghezzi ed infine a Castelluccio.

Terzo giorno: Monte delle Rose (1861m). Chi l’ha salito?!
La meta della giornata era il Monte delle Rose passando, con un giro ad anello, Poggio Croce (1833m) e Monte Veletta (1614). Armati di abbondante acqua, creme solari e occhiali da sole, ci incamminiamo lungo il sentiero che parte dal nostro B&B tra boschetti e prati. Improvvisamente ci troviamo disorientati e gli esperti del gruppo, muniti di cartine, satellitari e quant’altro, cercano di individuare la retta via che porta al Monte delle Rose, ma invano. Diverse sono le ipotesi di questo mistero: sarà stata Sibilla Picena in veste di strega che ha cancellato le tracce? Sarà stata l’emozione del nostro capo gita Sergio che in quel giorno festeggiava il suo ….esimo compleanno? Sarà stata la cattiva manutenzione della segnaletica del CAI locale?
Propendiamo per l’ultima ipotesi e decidiamo di percorrere un giro ad anello che ci regala una meravigliosa vista di Castelluccio, dei monti circostanti e di incontrare il sorbo alpino e il sorbo montano, oltre alla rosa canina e rosa pendulina.Terminato il giro salutiamo queste terre gustando in compagnia le specialità locali: zuppa di farro, salumi, formaggi e vino Doc. Questi tre giorni trascorsi nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, ci hanno permesso di constatare, ancora una volta, come la natura, con tanta semplicità, riesca a mostrare tanta bellezza.

Un ringraziamento particolare a Sergio, ideatore della gita e a Cristina, genio femminile del Gruppo Escusionistico Salese.

 

                                                                      Cecilia Ferrari

 
15° RENZO RE - martedì 14 giugno 2016

 

Com’è ormai tradizione, giovedì 2 giugno si è svolta, tra i prati e le dolci colline della Val Baganza, l’escursione in ricordo di Renzo Re. Un centinaio di persone si sono godute la splendida mattinata ed il bel paesaggio, come il nostro territorio sa regalarci all’inizio dell’estate. Tra pinete e boschi di carpini e roverelle, siamo giunti alla sella tra il monte Groppo e monte Bosso e da qui per il sentiero di crinale alla cima del Monte Groppo, da cui si può spaziare sulla Val Baganza e sui monti circostanti, fino al Prinzera e al Barigazzo. Il sentiero è un’esplosione di fiori e di colori, soprattutto il giallo brillante e profumato dei cespugli di ginestra, ma, guardando attentamente, ci sono anche alcuni esemplari della rara Ophrys, della famiglia delle orchidee. Sempre in mezzo ai verdi boschi, ci siamo diretti verso Marzanello e da qui nuovamente alle macchine.

Naturalmente al centro feste di Sala Baganza ci attendeva il lauto pranzo preparato dalla Proloco, Antonio e Angiolina, per concludere in allegria la bella mattinata.

                                                                       BRUNA DUSSI
 
ISOLA DEL GIGLIO - mercoledì 1 giugno 2016

 

27-28-29 Maggio 3 giorni di sole e di mare all’Isola del Giglio.

Quest’anno Antonio e Sergio hanno organizzato il trekking di primavera all’isola del Giglio l’ultima dell’Arcipelago Toscano, visto che Montecristo ci vogliono anni di attesa e hanno perduto ogni speranza. La buona compagnia non manca, siamo ben in 58!! Tutti con una gran voglia di godersi il sole e il mare cristallino dell’isola. Dopo una breve sosta a Grosseto ( dove la guida ci spiega l’importanza della zona per i pirati Saraceni che vi facevano razzia di schiavi e quanto ha fatto COSIMO I°  de MEDICI per difenderla ), ci godiamo subito il “sapore” del mare quando ci fermiamo lungo la spiaggia sabbiosa per uno spuntino delizioso in riva al mare: tendoni bianchi, sabbia, mare azzurro ! Che meraviglia ! Secondo i programmi partiamo da Porto Santo Stefano per l’Isola dove il nostro albergo è situato in un posto splendido, con terrazza vista mare, ma leggermente in salita…..

Sabato è la giornata dell’escursione più lunga, che ci porterà ad una delle poche spiagge sabbiose, le Cannelle. Prima però ci fermiamo al Borgo Medievale di Giglio Castello, che custodisce molte tracce del suo passato. La nostra guida non manca di particolari e di precisazioni nello spiegarci il territorio dell’isola, ancora incontaminata e selvaggia , ricoperta  da macchia mediterranea con alberi di leccio, sughera, pinete, fichi, arbusti di erica e corbezzolo; in questi giorni è nel suo massimo splendore la ginestra che ci inebria con il suo delicato profumo e le macchie dei suoi cespugli colorati di giallo; c’è un miscuglio di essenze, anche il cisto è in fiore e spande il suo sensuale profumo            ( stranamente non si è pensato a produrre “ L’acqua del Giglio” come invece all’Elba e alla Capraia, il che ha deluso le signore). L’isola è costituita quasi esclusivamente da granito, ed ha una natura prevalentemente montuosa, anche se il rilievo più alto, il Poggio della Pagana, ha solo 496 mt, ma alcuni, fuori programma, lo raggiungono, per godersi il fantastico panorama. Poiché l’isola è ricca di acqua e di sorgenti, in alcuni punti è molto verdeggiante, con specie di felci alte e robuste come alberi.

Il caldo e il sole si fanno sentire, non vediamo l’ora di giungere alla spiaggia per rinfrescarci, ma non ci sottraiamo al Mistero del Dolmen, messo lì per noi……….che emana una strana energia, così dice chi ci si è sdraiato. Il primo bagno della stagione, nell’acqua azzurra e tersa, è un miraggio e una tentazione irresistibile. Che Goduria!!

Per domenica Antonio si è capito male con il sole, infatti piove per due orette, ma poi si spalanca una giornata splendida, fresca e ventilata. Raggiungiamo la spiaggia di Campese e la punte dei faraglioni e a questo punto c’è chi si ferma a godersi la spiaggetta, ma il gruppo più numeroso preferisce il ristorante per assaporare le specialità ed il vino del posto, l’Ansonico, 13°-15°, neanche tanto leggero! Solo un gruppo di scalmanati raggiunge a piedi Giglio Castello e l’albergo: ma gli altri non sanno che si sono persi lo spettacolo meraviglioso dei colori del papavero, delle ginestre, del cisto, dell’elicriso che profuma di liquirizia ed è quasi fiorito, dell’ulivo e in basso la spiaggia di Campese e Giglio Porto.

In questi 3 giorni il Giglio è stato tutto per noi, ci siamo illusi che l’isola fosse tutta nostra; un assaggio dell’estate imminente.

Grazie ad Antonio e Sergio e ……. Quale isola il prossimo anno???

 

                                                                                BRUNA DUSSI
 
LE DONNE E LA PRIMA GUERRA MONDIALE - mercoledì 23 marzo 2016

  

    Nell’ambito della Rassegna “Verso l’Alto”, organizzata dal CAI di Parma per celebrare i 100 anni (1916-2016) della Grande Guerra, il 18 marzo scorso nella sala delle Conferenze della Rocca di Sala Baganza, il G.E.S ha invitato Antonella Fornari a presentare il suo libro “Le donne e la Prima Guerra Mondiale” (tra Cadore, Ampezzo e Carnia). L’autrice, originaria di Curtatone (Mn), da lungo tempo vive in Cadore fra le sue adorate montagne, alle quali dedica gran parte del tempo libero; ha ripercorso le vie di roccia e gli itinerari aperti per necessità di guerra negli anni del primo conflitto mondiale e ne ha fatto l’argomento di tutti i suoi libri. Itinerari e vie che ama e che conosce a memoria; sembrava leggesse, mentre raccontava le vicende delle donne in guerra, invece raccontava a memoria, interpretando la prosa come se fosse poesia. Appassionata ed emotivamente coinvolta, sembrava infatti che recitasse delle poesie dedicate alle donne protagoniste e ancora nell’ombra dello studio del conflitto bellico.

Victoria Savs (Victor) è l’eroina delle 3 Cime, fece da sola 20 prigionieri italiani, conducente di muli, portaordini sugli sci e abile a sparare; anche la sua storia diventa poesia, sembra di vederla operare nel cuore della montagna e comprendiamo dalle parole dell’autrice che essa è, malgrado l’uniforme, donna.

Luisa Fanton e l’amatissimo fratello “Berto”, scomparso nei cieli del Grappa, a cui è dedicata la cima Fanton nelle Marmarole; di lei l’autrice ricorda è fisico minuto, da giunco, ma le mani…… . Inevitabilmente Antonella guarda le sue mani, ”….la montagna lascia segni e le sue mani portano quei segni….ed il suo antico profumo….” .

Antonella non può non ricordare le mamme e la guerra, quelle che videro partire i loro figli, per un fronte che, spesso, era appena là, sui monti avvolti da sconfinate distese di neve o le amate che, fiduciose nell’attesa, scrivevano all’amato lontano, protagoniste di storie d’amore e di guerra.

“Signore del vento”, così sono definite le portatrici carniche, donne scolpite nella roccia, nella roccia impervia delle loro impervie montagne, le Alpi Carniche, che portarono lassù munizioni, vestiario, cibo, medicinali; oltre al lavoro materiale, restituirono l’unico punto di contatto fra la guerra e “la vita normale”.

Ricorda anche la storia della piccola Anna, il cui padre faceva il cuoco al Monte Rite fino ai giorni della ritirata di Caporetto; lei voleva vedere suo padre e con determinazione raggiunse l’ingresso del Forte ed ottenne il permesso di passare, ”una piccola donna e una grande avventura”.

Queste sono solo alcune delle donne di guerra : “Le donne sono così, sono brezza che ricama il lavoro del vento……Lenisce le ferite del vento, il vento bruciante delle passioni umane, il vento della storia. Il vento della guerra”. La Grande Guerra fu “Grande” anche perché con essa la donna acquistò la propria identità e la facoltà, che da sempre le sarebbe spettata, di amare, di scegliere, di rispettare e di essere rispettata, di credere e lottare per i propri ideali. Grandi eroine anche con i piccoli gesti quotidiani, abituate al sacrificio e plasmate dal vento, dal lavoro, dalla fatica e dal senso del dovere, vivevano di poco ma custodivano grandi valori e grandi ideali. Addolcite dalla prosa di Antonella e dalla scelta accurata delle sue parole e dalla descrizione dei monti e delle protagoniste, anche le atrocità della guerra sembravano più lievi, in quanto vissute e sopportate da giuste eroine con spirito indomito e nobile animo.

                                                                   Bruna Dussi

 
WINTER TRAIL GOLF CLUB LA ROCCA - lunedì 18 gennaio 2016

Ancora un successo per la edizione 2016 del WINTER TRAIL GOLF CLUB LA ROCCA, primo appuntamento annuale tenutosi a SALA BAGANZA dell’ormai più che collaudato circuito di gare per promuovere il territorio, i borghi e i prodotti tipici di Parma e provincia. Grazie al Gruppo Escursionistico Salese che ha curato l’organizzazione inserendo oltre al tracciato tradizionale un percorso alternativo più corto,  la manifestazione quest’anno ha registrato il numero record di  415 iscritti. La competizione scattata sotto le mura della storica Rocca Sanvitale, residenza estiva di Maria Luigia favorita  da una gradevole giornata di sole, ha visto da subito gli atleti allungare la falcata tra le buche del green Golf Club la Rocca, per poi arrivare sulle colline di Maiatico, zona  conosciuta per la produzione della Malvasia di cui si terrà la consueta festa annuale nel prossimo mese di maggio. L’ambiente naturale dei Boschi di Carrega,  parco visitabile tutto l’anno, ha accolto tra sali  scendi, laghi e alberi secolari il resto del percorso amato da tutti i runner.  La prima gara è diventata ormai un appuntamento fondamentale del circuito provinciale per provare la condizione fisica, ma soprattutto permette a tutti gli amanti della corsa di godere di un percorso impegnativo, armonico che stuzzica l’appetito per la disciplina ma anche per la pancia di atleti e accompagnatori.

Il Gruppo Escursionistico Salese Ringrazia gli Atleti per la straordinaria partecipazione e tutte le aziende che hanno creduto nella manifestazione.

                                                         Ferrari Luigi

 
 
TREKKING MARIO DIECI - sabato 9 gennaio 2016

Nonostante il cielo plumbeo e l’abbondanza di fango lungo il tracciato la tradizione ha vinto: ben 115 erano i partecipanti alla camminata dell’Epifania organizzata dal Ges, dal Comune e dalla Pro Loco di Sala Baganza. E’ probabilmente la filosofia del Ges, che imposta le escursioni al passo dell’ultimo nella coda, che contribuisce a radunare tanti appassionati alle sue iniziative. Partiti dalla Baita degli Alpini sulla sponda sinistra del Baganza i camminatori, dopo aver aggirato il versante sud della Rocca, hanno raggiunto il lago delle Navette. Hanno poi risalito il Rio delle Navette passando per le località Capanna e La Costa, belvedere panoramico sull’omonimo calanco ricco di fossili pliocenici e regno incontrastato di caprioli e cinghiali. Dall’abitato di La Costa un breve tratto di asfalto porta alla parrocchiale di Maiatico e da qui in discesa alla valle del Rio Ginestra. Superato il ponte sul Rio Ginestra e raggiunto l’alveo del Baganza, i partecipanti hanno potuto usufruire di una traccia, che corre lungo l’argine sinistro del torrente, per raggiungere il campo sportivo e la Baita degli Alpini, dove si è concluso il percorso ad anello. Questo nuovo sentiero è stato tracciato di recente dal socio Rodolfo Ghiretti.

                                                               Giancarlo Marusi

 

 
Al gir d'la Malia - giovedì 22 ottobre 2015
A passeggio con Sua Altezza Reale Maria Amalia Giuseppa – Al gir d’là Malia
 

Più di un centinaio di persone hanno partecipato domenica 18 ottobre Al gir d’là Malia ormai giunta alla decima edizione.
La camminata non competitiva, organizzata dal Comune di Sala Baganza, Pro Loco locale e dal Gruppo Escursionistico Salese ha ripercorso gli incantevoli luoghi di svago e di caccia di Sua Altezza Reale Maria Amalia Giuseppa, grazie alla collaborazione della compagnia teatrale “La Bertesca”.
I partecipanti, riuniti nella bella Piazza Gramsci di Sala Baganza dominata dall’antico palazzo Sanvitale, vengono subito accolti dal Duca Ferdinando di Borbone, nipote di Luigi XV e consorte di Maria Amalia. Il Duca, dopo aver narrato alcune “tranche de vie” della vita di corte, saluta i presenti, invitandoli a percorrere gli amati boschi salesi prediletti da Maria Amalia, che avrebbero sicuramente incontrato durante la camminata.
Presso il Casino dei Boschi, costruzione voluta dalla stessa Maria Amalia Giuseppa, edificata tra il 1775 e il 1789 su progetto dell’architetto francese Petitot su un preesistente chalet di caccia, si incontrano alcuni personaggi del tempo che intrattengono i presenti con episodi legati alla vita di corte.
La camminata prosegue all’interno dei Boschi e, nei  pressi del “Fontanone”, bagno campestre circondato da muri in mattoni e sassi di forma cilindrica avviene l’atteso incontro con Sua Altezza Reale.
Maria Amalia svela ai suoi ammiratori particolari inediti di vita privata così come la sua passione per la caccia ed i cavalli.
Congedati da Sua Altezza il cammino riprende tra l’incantevole vegetazione dai colori autunnali, passando per il lago delle Navette  fino al “Fontanone del Castellaro” per poi fare ritorno a piazza Gramsci.
 
Al termine della passeggiata i partecipanti hanno potuto degustare in compagnia dei personaggi storici incontrati lungo il percorso, prodotti tipici del territorio salese.
 
 
Cecilia Ferrari
 
UDINE, CIVIDALE del FRIULI E GORIZIA - martedì 22 settembre 2015

Nei giorni 19 e 20 settembre 2015 il G.E.S. - Gruppo Escursionistico Salese ha organizzato una interessante gita nelle città di Udine, Cividale del Friuli e Gorizia. Partenza al sabato mattina in perfetto orario, verso la prima tappa in quel di Udine dove avevamo appuntamento con la Guida che ci ha poi accompagnato per entrambe le giornate. A Udine la nostra Guida ci ha condotti con competenza e simpatia a visitare i principali punti turistici della città; Udine è una cittadina con piazze dal fascino veneziano, da piazza Libertà definita "la più bella piazza veneziana sulla terraferma", a piazza Matteotti (o delle Erbe) tutta contornata da portici,  mentre sul colle sorge il castello da cui si intravedono i tetti della città e le montagne che la circondano. Particolarmente interessante la visita al Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo presso il Palazzo Patriarcale nel quale abbiamo potuto ammirare soprattutto gli affreschi del Tiepolo e l’Antica Biblioteca. Prima di lasciare Udine abbiamo visitato il Duomo e il vicino Oratorio della Purità affrescato sia da Giambattista Tiepolo che dal figlio Giandomenico. Nel pomeriggio ci siamo portati a Cividale del Friuli, piccola cittadina sul fiume Natisone, seconda tappa della nostra gita.  Qui la preparazione della nostra Guida ci ha permesso di ammirare il Tempietto Longobardo presso il Monastero di Santa Maria in Valle che è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità nel 2011.  Nel tardo pomeriggio,  prima di recarci in albergo, abbiamo potuto visitare il Duomo, il Museo Archeologico e il Ponte del Diavolo sul fiume Natisone. Particolarmente piacevole e divertente la cena presso l’Antica Trattoria Al Monastero, che oltre alla bontà dei piatti, alla simpatia della Titolare, ci ha permesso di passare una gradevole e allegra serata in amicizia. Alla domenica la gita è proseguita raggiungendo Gorizia, città di confine nella quale abbiamo potuto camminare con un piede in Italia e uno in Slovenia grazie all’abbattimento del muro, avvenuto nel 2004. In particolare, in piazza della Transalpina siamo poi entrati nell’antica Stazione Ferroviaria all’interno della quale sembra di ritornare agli inizi del 1900. Gorizia, per il suo clima mite, venne abitata per lunghi periodi dalla borghesia asburgica grazie alla quale ancora oggi sono presenti sui viali bellissime ville in stile. Dopo una veloce visita al Castello Medievale siamo ripartiti per l’ultima tappa verso la Cantina Angoris di Cormons nella quale abbiamo potuto ammirare sia l’Azienda che il parco circostante, prima di poter assaporare i loro vini accompagnati da una degustazione di prodotti tipici. Sono state due giornate molto intense durante le quali è filato tutto alla perfezione grazie all’ottima organizzazione del G.E.S., alla bella compagnia, e anche al meteo favorevole.

Arrivederci alla prossima.
Giovanni e Carla
 
VAL DI FANES 27-30 AGOSTO 2015 - mercoledì 2 settembre 2015

“Baciati dalla fortuna”
 
Quattro splendidi giorni sono stati quelli trascorsi in Val di Fanes con il Gruppo Escursionistico Salese. Un cielo azzurro terso e un sole brillante ci hanno accompagnato senza sosta per tutta la durata dell’escursione.
 
            Primo giorno – Monte Cavallo e Cima Dieci 
Con le auto raggiungiamo Predaces, in Alta Val Badia e parcheggiamo le auto nei pressi della stazione a valle della seggiovia Santa Croce. Due seggiovie consecutive e un breve tratto a piedi ci permettono di raggiungere il Santuario della Santa Croce (2046m), punto d’inizio dell’escursione.
Dalla chiesetta prendiamo il sentiero roccioso n. 7, attrezzato con corde discontinue nei punti più esposti, in direzione forcella del la Crusc. Giunti alla forcella del S. Croce (2612m), selvaggio anfiteatro roccioso, ammiriamo le principali cime: monte Cavallo, Cima Dieci e Piz de Lavarella. Il nostro obiettivo è Cima Dieci ma, convinti dal bellissimo panorama, su suggerimento dei nostri accompagnatori Sergio e Antonio, decidiamo di effettuare una tappa intermedia alla croce del Monte Cavallo (2907m). Proseguiamo prima in orizzontale su un ghiaione, poi in ripida risalita giungiamo alla base della Cima Dieci (3026m) dove ci attende una breve ferrata che ci permette di accedere alla vetta. La cima rocciosa è molto panoramica, poco affollata e riserva ai nostri occhi un panorama meraviglioso a 360 gradi.
Dopo una sosta contemplativa dei monti circostanti, scendiamo per la stessa via e prendiamo il sentiero 7 verso il rifugio Lavarella.  Accanto al rifugio il rio Vigiler Bach forma un piccolo ma suggestivo laghetto e sul lato destro troviamo il “Parlamento delle Marmotte”, una gigantesca arena naturale ove scorgiamo grosse marmotte tra le rocce.
           
Secondo giorno – Cima Nove
Il Sasso delle Nove è la punta più a nord del Sas del la Crusc, gruppo montuoso che domina gran parte della Val Badia.
Dal rifugio Lavarella prendiamo il segnavia 13 verso il Ju de San Antone (2466m). Una volta raggiunto il passo seguiamo il sentiero più impegnativo segnato con cerchi rossi fino ad una cresta dove inizia una ferrata che ci permette di raggiungere la grande croce che domina la vetta. Da Cima Nove (2968m) si apre una magnifica vista e in diretta telefonica con Mauro, riusciamo a nominare ogni vetta che si presenta al nostro sguardo. Scendiamo lungo lo stesso sentiero e giunti al Passo di S. Antonio, per rendere omaggio al santo omonimo, Antonio si concede un fuori programma, raggiungendo un’altra vetta situata nella parte destra del Passo. Al ritorno abbiamo il tempo di rinfrescarci i piedi nelle fresche acque del Vigeler Bach e fare merenda con pane e salame di Fabio.
 
Terzo giorno – Piz de les Conturines e Piz de Lavarella
Il Lavarella (3055m) e il Piz de les Conturines (3064m) nel Parco Naturale Fanes-Sennes–Braies dominano lo scenario di San Cassiano e La Villa offrendo uno dei migliori panorami sull’Alta Val Badia e sulla Valle di San Cassiano.
Dalla sua inconfondibile vetta squadrata il Piz de les Conturines offre una vista che spazia su molti dei più famosi gruppi dolomitici: Lagazuoi, Cime di Ciampestrin, Odle, Altopiano del Puez, La Varella, cima Nove e Dieci. La salita alla vetta è particolarmente faticosa e negli ultimi metri è presente un breve tratto di ferrata che permette di raggiungere la vetta.
Di buon mattino partiamo dal Rifugio Lavarella, prendiamo il sentiero n. 12 fino alla forcella del Medèsc (2533m), qui giriamo sul sentiero di sinistra e rimontiamo il ghiaione con un percorso a zigzag fino alla cresta rocciosa.Superata la cresta, percorriamo un breve ma esposto tratto di cresta che ci permette di giungere in vetta. Qui ci fermiamo per circa mezz’ora, il tempo necessario per ammirare il panorama mozzafiato.
Conquistato il primo 3000 m della giornata, scendiamo percorrendo un canale detritico ripido e franoso che termina su un’ampia forcella per proseguire sulla traccia anch’essa ripida e franosa, diretta alla base della ferrata che permette l’accesso al Piz de les Conturines. Ci fermiamo per chiudere i bastoncini e indossare l’imbrago e il set da ferrata e affrontiamo la ferrata che ci condurrà sulla vetta. La vista spettacolare gratifica i nostri sforzi. Per la discesa dopo aver ripercorso la ferrata ritorniamo nella vasta sella, seguiamo la traccia tra detriti e terreno roccioso sul lato destro del vallone per giungere al Lago de Les Conturines (2526m), ormai totalmente asciutto. Proseguiamo la discesa per poi imboccare l’Alta Via delle Dolomiti (sentiero n 1) fino a Malga Fanes Grande per proseguire sul segnavia 11 che, tra abeti e pini mughi ci conduce al Lago di Limo oltrepassando l’omonimo passo (2172m) e al rifugio Lavarella. Con i piedi immersi nel fresco laghetto situato a pochi metri del rifugio ci riposiamo soddisfattissimi per l’escursione appena terminata avendo dato prova di essere “camminatori e alpinisti esperti” come consigliano le guide per questo itinerario.
 
            Quarto giorno – Passo Tadega e Col de Locia
            Salutiamo il rifugo Lavarella, ripercorriamo un tratto del sentiero di ritorno del giorno precedente e proseguiamo sull’Alta Via delle Dolomiti attraversando il Gran Plan, una vasta area verde utilizzata come pascolo nella stagione estiva. Seguiamo poi il sentiero n° 11 in direzione Col de Locia (2069m), attraversiamo ampie distese di pino mugo per raggiungere il Passo Ju dall’Ega (2156m). Una ripida discesa con finale pianeggiante ci porta al punto di arrivo: la Capanna Alpina (1720m). Prima di metterci a tavola ne approfittiamo per un ultimo pediluvio nel rio che scorre poco distante dalla capanna.
           
            Sono stati quattro giorni a stretto contatto con le bellissime montagne della Val di Fanes e il tempo ci ha permesso di effettuare salite a vette non programmate.

            Tutto questo è stato possibile grazie ad Antonio e Sergio, accompagnatori del GES, per averci guidati lungo l’itinerario, sostenuti nei momenti di fatica, aiutati nei passaggi più difficoltosi dal punto di vista tecnico. Un ringraziamento particolare a tutti i componenti del Gruppo Escursionistico Salese per la perfetta organizzazione di questa escursione che non si farà dimenticare facilmente.

Cecilia Ferrari

 
GES SUMMER SPORT - mercoledì 29 luglio 2015
            

Ges - Summer Sport

Riservato a bambini dai 4 ai 14 anni, nei mesi di Giugno e Luglio, si è svolto per il secondo anno consecutivo, presso il centro sportivo comunale di Sala Baganza, un interessante Centro Estivo:  “Summer Sports”.  L’attività consiste nell’insegnamento pratico di una nutrita gamma di discipline sportive, tra le quali è stato inserito anche il Trekking. 
Già l’anno scorso gli organizzatori chiesero al GES Gruppo Escursionistico Salese la collaborazione per le giornate dedicate appunto al Trekking. Fu un’esperienza a mio giudizio molto interessante, visto anche, e soprattutto,  l’entusiasmo e la curiosità suscitata tra i ragazzi.  Anche quest’anno, dati i risultati ottenuti l’anno precedente, è stata richiesta la nostra collaborazione (anzi i giorni di impegno sono aumentati) .
Ho ritrovato “vecchi” amici (si fa per dire, sono tutti giovanissimi) e ne ho acquisiti moltissimi nuovi, altrettanto motivati e curiosi di conoscere il nostro territorio. Per molti è stata una piacevole scoperta, anche se a volte certe cose bisogna guadagnarle con un po’ di sudore! 
Abbiamo “calpestato” e visitato insieme ai loro istruttori diversi ambienti: il torrente Baganza, il vecchio canale (che serviva, oltre all’irrigazione, anche al funzionamento di un paio di  mulini), i Calanchi di Maiatico, la zona monumentale dei Boschi di Carrega e la natura esclusiva e peculiare del Parco, laghi compresi. 
Ma la cosa più gratificante di questa bellissima esperienza è stata l’atmosfera creatasi con questi ragazzi. Sorprendente era l’interesse dimostrato al ritrovamento ad esempio del corno di un capriolo o della tana del tasso, di un nido, di un frutto inconsueto o una bacca in una siepe, delle tracce del passaggio di un animale selvatico e di tanti altri anche piccoli particolari presenti nel nostro bel territorio. A volte basta imparare a guardarsi attorno! 
Spero che questo lavoro fatto insieme abbia “contagiato” qualche ragazzo, e naturalmente ragazza (a volte le più attente), alla passione per la natura e per il camminare… magari chissà che non ci si incontri qualche volta percorrendo qualche sentiero delle nostre montagne. 
Un ringraziamento naturalmente agli organizzatori del Summer Sports, per aver ancora una volta chiesto la nostra collaborazione, e agli amici Franco, Dionigio, Gianfranco e Paolo per il contributo offerto nelle diverse uscite.

Grazie dell’attenzione

Rodolfo Ghiretti

 
APPENNINO PARMENSE MONTE MATTO - lunedì 29 giugno 2015
Maturi o immaturi?
 
L’escursione organizzata sabato 27 giugno nel nostro bell’Appennino parmense e non è un giudizio di parte, è stata anche una prova d’esame per nostri amici Mauro e Maurizio iscritti al corso di Escursionismo organizzato dal CAI Emilia Romagna.
Giunti con le auto presso il rifugio dei Lagoni, Mauro ci ha illustrato nei minimi dettagli l’itinerario che avremmo percorso e se anche per molti di noi si tratta di un percorso noto, le informazioni ricevute ci hanno permesso apprezzare maggiormente l’ambiente che avremmo attraversato.
La prima breve sosta è avvenuta presso le capanne di Badignana, antico ricovero per pastori ora utilizzato come bivacco attrezzato. Ci siamo poi diretti verso il passo Fugicchia prendendo il sentiero n. 715, per riempire di acqua freschissima le nostre borracce alla Fontana del Vescovo, una sorgente perenne posta a 1595 m di altitudine.
Successivamente abbiamo imboccato il sentiero n. 118 e grazie ad un cielo sereno e terso  abbiamo potuto ammirare la conca glaciale situata tra il monte Matto e il monte Naguto
Con Mauro in testa al gruppo e Maurizio chiudi fila, abbiamo percorso una traccia situata ad est del monte Matto in mezzo a verdi prati di erba alta.
Il nostro carissimo amico Franco, appassionato di montagna non ha perso l’occasione per verificare se era possibile effettuare anche da queste parti un buon acquisto, incoraggiato dalla vista di ridenti fiori: i gialli botton d’oro e i lilium arancioni che spuntavano tra la verdeggiante sella.
Giunti alla cima del monte Matto a quota 1837 metri ci siamo incantati ad ammirare il panorama a 360 gradi con i monti Sillara e Paitino in bella vista.
Durante la sosta l’esaminatrice ha formulato ai candidati alcune domande. A Mauro è stato chiesto di individuare il nome di vette o località visibili dalla cima e a Maurizio il calcolo di alcuni zenith. Il primo candidato ha risposto talmente bene che l’esaminatrice, annuendo con la testa ha pensato: “questa non la sapevo nemmeno io” e anche Maurizio ha dimostrato di utilizzare con destrezza la bussola (con un piccolo aiuto dal pubblico).
Terminata la prova, abbiamo preso il sentiero n. 717, in direzione del passo Fugicchia, dove abbiamo costeggiato il lago Bicchiere, poi il sentiero 715 per giungere al lago Scuro ove abbiamo rifrescato i nostri piedi e con l’aiuto di Antonio, anche di più!
Prima di giungere al punto di partenza, costeggiando corsi d’acqua, ci siamo diretti verso il lago Gemini superiore, meno frequentato rispetto al lago Gemini inferiore ma che premia con la sua bellezza chi decide di allungare il cammino per raggiungerlo.
E i risultati dell’esame? Lo saprete partecipando alle prossime escursioni del GES Gruppo Escursionistico Salese in calendario.

 

Cecilia Ferrari

 

  

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